Fabio Fantoni, nato ad Arezzo il 10 Giugno 1968,
residente ad Ambra (Arezzo), altezza 184cm, peso 84 di cui mezzo chilo circa
a volte lo presto a mia moglie.
Ho una moglie da invidia, davvero, in casa come negli
affetti, nel seguirmi in teatro come nell'invitarmi a letto, da invidia
davvero. Ogni altro commento non sarebbe
appropriato. Si chiama
Simona e
quanto vorrei che tutti avessero una moglie come la mia, sparirebbero le
guerre. Se la mia fortuna fosse solo una allora è lei. La amo alla follia.
Di professione sono un arredatore, ho un'azienda (la
"MOBILI AMBRA") conosciuta in Toscana. É l'azienda di famiglia
creata alla fine degli anni '60 da mio padre Marcello e mia madre
Lia. Ho
anche una sorella Elena che si è spostata con un livornese sfegatato
(Samuele) ed hanno una bambina che mi fa impazzire di gioia (Chiara).
Ho iniziato a suonare la tastiera a 3 anni il giorno del
mio compleanno senza che alcuno mi abbia mai insegnato. Oggi non suono gli
strumenti a fiato, in particolare quelli con l'ancia perché non c'ho il
labbro adatto, il resto... suono un po' tutto. Sono stato cresciuto, oltre
che a pane e comodini, a Celentano -
Mina - Battisti.
Però mi ascoltavo fin da piccolo altri generi che mi piacevano tanto, tipo
Premiata Forneria
Marconi, Pink Floyd,
Led Zeppelin, Rolling Stones,
Genesis, Beatles...
ho sempre amato Goblin,
Dire Straits, Neil Young e
C.S.N.&Y., Pastorius,
Santana, De André,
Vasco, Frankie Goes To Hollywood,
Howard Jones, Cure,
Bauhaus, Talking Heads,
King Crimson, Litfiba,
Diaframma, Marasco... mamma mia quanti ce
n'è! Vabbe', tanti altri.
Ma un uomo, che non ho avuto la fortuna di conoscere personalmente (e quanto mi sarebbe piaciuto), ha segnato
probabilmente la mia vita nel lato "arte e bischerate varie", si chiamava
Gaberscik Giorgio meglio conosciuto come
Giorgio Gaber. La figura di
Gaber
mi ha (oltre che affascinato e piaciuta nel suo "Teatro Canzone") aperto gli
occhi verso altre forme artistiche come il teatro e, in particolar modo, il
Cabaret. Iniziai a guardare attori e comici in tv (che sono diventati i miei
maestri virtuali) non più solo come spettatore ma come allievo, studente,
"intendente all'apprendimento". Totò,
Peppino, Chiari,
Nuti, Troisi,
Faletti,
Cochi e Renato,
Fabrizi e Benigni erano quelli da cui mi piaceva più
apprendere. Poi ho scoperto altri come Fred Buscaglione che non era un
cantante ma uno spettacolo, Cristian De Sica "primi tempi" che, per quanto
fosse stato per molti banale, per me era bravo nel rivisitare vecchi
classici sia di scketch che di pezzi di avanspettacolo puro,
Alberto Sordi
che una volta mi faceva rabbia e oggi non finirei mai di riguardare
"l'americano de Roma", il giullare impazzito
Dario Fo che faceva ridere e
divertire anche in un dialetto veneziano che, a me, di comico non ha mai
detto nulla per non parlare del granmlò (o come diavolo si scrive che non
l'ho mai saputo) in cui mi sono varie e varie volte cimentato.
Con l'avvento dei "pazzi" di
Zelig credo di aver trovato il
giusto equilibrio e di aver distinto più nettamente i Comici dai
Cabarettisti e io ho preferito inserirmi nei secondi. Non che non sia
comico, tutt'altro, tra l'altro mi aiuta la mia faccia a culo in bronzo.
Però ho scoperto il Cabaret e non è facile disfarsene. É più difficile farlo
il cabaret, questo sì, anche
perché, se il comico deve saper far ridere, il cabarettista deve saper fare
oltre al comico anche il teatrante e il mimo, il ballerino e il cantante...
deve insomma conoscere e presentare nella sua esibizione tutte le arti
audiovisive... non se ne abbiano a male i comici, però diciamola tutta, dai: ci vuole arte a dire una barzelletta ma
certamente è più difficile far ridere senza una battuta. E non è una
differenza da poco.
Ho continuato di gusto nel teatro, in particolar modo
nelle commedie, scrivendo anche qualcosa. Il mio è un genere banale e
brillante, un genere popolare a cui basta poco per divertirsi però spero
anche di far riflettere lo spettatore che ha riso. I miei personaggi e le
mie situazioni normalmente hanno a che fare con la campagna toscana, le sue
tradizioni e i suoi usi e costumi senza però essere un fondamentalista, non
scrivo per una popolazione specifica ma per tutti, toscani, italiani e
marocchini.
É inutile dire che la mia prima passione sia stata il
teatro perché non è vero. Il primo amore è la musica e non si abbandona mai.
Quella me la gusto e me la suono continuamente. É una grande fortuna quella
che ho perché non è da tutti crearsi da solo una colonna sonora adatta alla
propria vita. Io lo sto facendo e non smetterò.